Inizio dicendo una cosa che col post centra poco: è finito il mio primo giorno di lavoro e sono di nuovo qui, con la lattina di birra e il joint amico, taciturno, ma di immane compagnia. Non potrei essere altrove.
Dai ricordi di me bambina, affiora la mia spassionata fissa di scrivere, quando la maestra ci assegnava un tema a testo libero, di me stessa, di chi ero, com'ero e cosa pensavano gli altri di me. Mi vedevo carina, o era quello che i grandi mi dicevano, ed io lo scrivevo senza malizia sul mio bel egocentrico testo libero. Penso di averne scritti diversi, e tutti intorno ai 7-10 anni, forse ero una bambina vanitosa, oltre che piagnucolona e mammona, ma se ci penso adesso mi vergogno un pò nel pensare come la vissero i miei maestri, questo eccesso di narcisismo scritto.
Solo pochi anni dopo facevo i conti con il professore di matematica delle medie, 63 enne sordo, col vizio di premiare chi ha un fratello maggiore brillante anch'esso suo studente. Per l'appunto mio fratello era un anno avanti a me ed era un asino co'conti, quindi il mio destino è stato segnato quando sono capitata nel corso I, il corso del professor Sorrenti, che quando passava sotto la scuola il camion della frutta era capace di mandare fuori un paio di alunni accusati di fare schiamazzi fuori luogo. E'capitato anche a me, e sono stata l'unica femminuccia della mia classe ad andare fuori, ovviamente innocente. Non c'erano cazzi, 7 1/2 agli scritti e 4 all'orale, quando mi mandava a posto mi diceva spesso: torna a casa, lassie. Un momento della mia vita in cui ho cominciato a sentirmi seconda, come la mia taglia di reggiseno, a sentirmi brava, ma non bravissima, molto carina, ma non particolare, una ragazza tra le ragazze, nell'età delle scoperte, dei primi maschietti, delle 'limonate' rubate al buio...dei primi paragoni tra amichette. A 15 anni non spopolavo a scuola, ma vantavo diversi 'corteggiatori', prima di conoscere il primo amore detestavo il modo in cui i miei compagni di scuola mi prendevano per il culo. Scherzosamente mi massacravano, allo stesso tempo ero la loro compagnona del dopo scuola, e una di quelle con cui istruirsi sul ciclo mestruale, e magari a cui far vedere i giornalini porno. Sante superiori.Forse un periodo sereno, in mezzo ai tormenti. I primi anni dell'università ero sotto una campana di vetro, amata e giovane, fuori sede e innamorata. A 21 anni lo stacco, il cambiamento, la vita da studente vera e l'amore che non è amore, mi guardo allo specchio e faccio una foto immaginaria ai miei occhi, sto bene, comincio a fare conoscenza con me stessa, a studiarmi, a vivermi nei miei pensieri scritti, nelle poesie dedicate macchiate di cera viola, uscite senza impegno, persone sbagliate al momento giusto, eccedo in tutto, scrivo sempre, inizio a collezionare diari annuali più agendine da viaggio. Non sono una ragazza facile, me ne accorgo mentre continuo a scoprire i miei evidenti piccoli difetti caratteriali, ma non mi valorizzo, faccio la buona samaritana perchè forse io non valgo, allora mi prodigo, non sono alla portata di tutti, ma di stronzi ne ho visti tanti, e le amiche cominciano a laurearsi e a lasciare colonna ed io resto sola con le mie alucce...........................................
Perdonatemi ma ho sonno...